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Gobi, il grande deserto
Dal 27 Agosto all'11 Settembre 2011
N.B.: chi desidera partecipare al viaggio deve segnalarcelo al più presto per le difficoltà di prenotazione dei voli per Ulaanbataar.
Gobi è un deserto fatto di paesaggi mozzafiato, antichi monasteri nascosti nelle lunghe catene di rocce granitiche, animato da antiche leggende di fonti miracolose e di alberi duri come la roccia il cui legno non galleggia. Il viaggio tocca un ampio insieme di siti storici e naturali seguendo un percorso che da Ulaanbaatar porta al passato glorioso dell’antica capitale Kharkhorin ed ai monasteri di Erdenee Zuu e di Tuvkhun, una perla incastonata tra le montagne; in questa regione si avrà anche l’opportunità di venire ospitati presso l’antico sito monastico di Shank. Si prosegue poi verso le rovine del monastero di Oghii, adagiate sulle rive dell’omonimo fiume che ne vide la grandezza e l’oblio, passando dalle cascate di Khujirt, e si prosegue sempre più a sud giungendo nel deserto del Gobi alle sterminate “dune che suonano”, le Khongoryn Els. Si rientra poi verso nord seguendo un percorso più orientale, che consente di visitare il parco di Ikh Gazryn Chuluu ed il lago di Sangiin Dalai, arrivando ad Ulaanbaatar.
Il viaggio è stato preparato in stretta collaborazione con persone del luogo e di Alfredo Savino, appassionato ricercatore della cultura mongola, che accompagna il viaggio.
Si prevede un numero massimo di 12 partecipanti
IL DESERTO DEL GOBI
Il Gobi è una vasta area desertica dell'Asia centrale, situata in gran parte in Mongolia, di cui occupa un terzo del territorio, misura circa 1610 km da est a ovest e circa 970 km da nord a sud. L'altitudine dell'altopiano varia dai 914 m della zona orientale ai 1514 m della parte occidentale ed è caratterizzato da piane ondulate e ghiaiose, inframmezzate da bassi rilievi e da colli isolati. Se si esclude la parte sud-orientale, completamente arida, la regione presenta una stentata vegetazione erbacea e arbustiva, sufficiente a nutrire le greggi dei pastori nomadi che vivono nella zona; pozzi occasionali e laghi poco profondi rappresentano le sole riserve idriche. Le zone marginali a nord e a nord-ovest sono fertili, mentre all'estremità sudorientale dell'area desertica prevalgono steppe o praterie. I primi europei che attraversarono il deserto di Gobi furono i membri di una spedizione guidata da Marco Polo nel 1275. In epoca moderna numerose spedizioni si avventurarono nel Gobi, l'American Museum of Natural History di New York promosse negli anni 1921-1930 una serie di spedizioni guidate dal naturalista americano Roy Chapman Andrews che portarono alla scoperta di un bacino incredibilmente ricco di uova fossili di dinosauro. Ma Gobi, oltre a paesaggi mozzafiato, rivela antichi monasteri nascosti tra le lunghe catene di rocce granitiche.
Una nota sull’accompagnatore italiano e sulla nostra organizzazione in Mongolia
Alfredo Savino si è laureato in Storia Medioevale con una tesi sul frate francescano Giovanni da Pian di Carpine che nel 1245 andò in Mongolia in veste di legato pontificio; si è dedicato alla diffusione della cultura e della storia mongola in Italia per conto dell'associazione culturale Soyombo attraverso mostre etnografiche e conferenze. Ha iniziato l’esplorazione fisica del paese nel 1998 vagabondando per due mesi e mezzo nelle regioni dell'ovest e, due anni dopo, nella parte orientale. Nel 2006 è stato invitato al congresso internazionale dei mongolisti a Ulaanbataar per esporre la sua tesi in occasione delle celebrazioni svoltesi per l'ottocentenario della fondazione dell'impero mongolo. Alfredo è costantemente attivo nello studio della cultura mongola e dal 2006 collabora con Amitaba per creare dei percorsi che consentano un vero incontro con la magia del mondo che lui ama; attualmente risiede ad Ulaanbaatar dove è docente di italiano presso l’università.
Alfredo è contattabile via email:
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; telefonicamente: al numero mongolo +97695141436, con skype gengiskhaan, o al numero italiano 0810092452 con costo a tariffa nazionale, attivo quando è accesso skype.
I nostri viaggi in Mongolia dall’inizio del 2010 vengono organizzati tramite la cooperativa Sain Sanaa (il cui nome in mongolo significa ‘buona idea’), che è stata appositamente fondata con il nostro supporto aggregando un gruppo di persone mongole guidate da Alfredo Savino, che cura attentamente la qualità dei servizi offerti. In questa cooperativa ogni socio mette a disposizione le proprie conoscenze ed abilità per tracciare itinerari sempre nuovi e poco battuti, che consentano ai viaggiatori di entrare in contatto con la Mongolia più vera, fuori dai circuiti turistici classici. Le finalità della cooperativa sono in sintesi le seguenti: ridistribuire gli utili ricavati dai viaggi ugualmente fra i soci (siano essi guide, autisti o cuochi, stranieri o mongoli); non portare fuori dal Paese i ricavati del turismo; pagare i non soci locali che collaborano alla realizzazione dei viaggi in modo equo; favorire le piccole realtà imprenditoriali locali; cogliere l’opportunità del soggiorno in Mongolia per generare un mezzo concreto d’aiuto; favorire progetti d’aiuto, destinando alle iniziative di sostegno una parte dei ricavi della cooperativa; aiutare gli studenti mongoli meritevoli che studiano l’italiano ad avere delle esperienze formative; soggiornare nei monasteri di campagna con lo scopo di fornire un aiuto a queste piccole realtà locali dando nel contempo ai viaggiatori la possibilità di conoscere più approfonditamente un aspetto fondamentale della cultura mongola.
Amitaba in Mongolia sostiene anche le attività di Asral ONG, come indicato nel nostro sito (vedi pagina).
Modalita' del viaggio
Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; gli unici tratti asfaltati sono nei pressi della capitale. La velocità sugli sterrati è comunque abbastanza buona, con medie di circa 50 km/h e alcuni tratti anche più veloci o parti dove l’irregolarità del terreno rende la marcia lenta. La maggior parte delle tappe previste prevedono spostamenti entro i 100 km, tranne alcune nel deserto e nella steppa che arrivano ad un massimo di circa 300.
Fuori da Ulaanbaatar si alloggia per una notte presso il monastero di Shank e le altre notti nelle gher: le tipiche tende mongole che si trovano predisposte in campi fissi, forniti di letti con lenzuola e asciugamani. In questi campi si trovano anche servizi e docce con acqua calda, la cucina proposta è semplice ma sostanziosa e anche vegetariana.
Un viaggio in Mongolia richiede quindi un certo spirito d’avventura: lasciata la capitale non si trovano più hotel e si diventa di fatto dei nomadi, percorrendo con i veicoli a quattro ruote motrici vaste aree e pernottando sempre in tenda; molti dei campi fissi sono comodamente attrezzati, ma non sono degli hotel. Per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, attraversare la Mongolia è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale e ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo.
Clima e attrezzatura
Il clima all’inizio di settembre è secco, le temperature previste sono tra i 10 e i 20 gradi, con possibili punte minime notturne di 5 gradi. Per la notte al monastero di Shank è meglio avere a disposizione un sacco a pelo il cui gradiente termico minimo consigliato è di zero gradi; Alfredo Savino può procurarlo sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Nelle gher vengono comunque fornite lenzuola pulite e coperte. Prevedere un abbigliamento che possa essere resistente ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Per le escursioni a piedi è utile avere un proprio zaino con cui portare l’occorrente per la giornata. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie.
Alcuni cenni generali e storici
(Per maggiori dettagli, si veda anche la sezione “Mongolia” in “Viaggi e Paesi” del sito di Amitaba) La Mongolia è vasta quasi cinque volte l’Italia e la maggior parte del territorio è situata a quote piuttosto elevate, con un’altezza media di circa 1600 metri e poche aree coltivabili. La popolazione di circa 2,4 milioni si disperde con una densità di solo 1,3 abitanti per chilometro quadrato; la matrice culturale dei mongoli è tipicamente nomadica e nei contenuti abbina tratti di sciamanesimo alla sofisticazione del buddismo tibetano. L’ambiente naturale presenta quattro aree principali: a nord il territorio della taiga, dei grandi laghi e delle foreste di conifere, a ovest i monti dell'Altai, dal centro ad est le steppe e la regione degli altopiani, mentre il sud è il regno del deserto del Gobi.
Le origini della Mongolia secondo le fonti storiche si individuano nella presenza di tribù di stirpe unna a partire dal V secolo e di stirpe turca dal VII secolo. Nel XII secolo la figura mitica di Gengis Khan porta all’unificazione territoriale e sono di questo periodo le più antiche testimonianze documentate. La massima espansione dell’impero mongolo giunse al Mar Giallo ad est ed alla piana del Danubio ad ovest, grazie alla capacità combattiva degli indomabili guerrieri nomadi mongoli, abilissimi cavalieri che seppero adottare strategie razionali ed equipaggiamenti efficienti.
L’occupazione sovietica nel secolo scorso è stata devastante, sia per il tentativo di rendere sedentaria una popolazione storicamente nomadica, sia per la furibonda repressione culturale: al tempo dell’instaurazione del regime sovietico nel 1921 circa 100.000 monaci vivevano in 700 monasteri, ma nei decenni successivi le cerimonie furono dichiarate fuorilegge ed i luoghi di culto furono inizialmente chiusi e poi quasi tutti distrutti. Furono risparmiati solo alcuni dei monasteri principali ed oggi in tutta la Mongolia se ne contano solo una ventina. La libertà di culto è stata reintrodotta solo dal 1990 e da allora l’antico legame con il buddismo tibetano si va rinsaldando; sono attivi anche missionari cristiani appartenenti in maggioranza a chiese minori nordamericane a caccia di conversioni.
Oggi la Mongolia è indipendente ma drammaticamente priva di risorse; si trovano alcuni insediamenti urbani industrializzati fondati durante l’impero sovietico del dopoguerra dove si trovano strutture educative e sanitarie. Il sostentamento della popolazione nomadica è costituito dall’allevamento di animali quali cammelli, yak, cavalli, pecore e capre; la maggioranza dei nomadi vive nelle gher, le tipiche tende mongole.
PROGRAMMA DEL VIAGGIO
Si ricorda che l’itinerario previsto può subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici
1°g. Sabato 27 agosto, partenza dall’Italia
Per raggiungere Ulaanbaatar il volo più comodo è della Aeroflot nel programma si considera l’utilizzo di questo collegamento, ma Amitaba può verificare anche le possibilità offerte dalle altre compagnie. Con Aeroflot la partenza è da Milano Malpensa per Mosca alle 12.10 con arrivo 17.45. Il volo transcontinentale da Mosca per Ulaanbaatar parte alle 20.35 (orari da confermare).
2°g. 28/8 Arrivo a Ulaanbaatar
Arrivo alle ore 6.15, trasferimento e sistemazione presso l’hotel Sant Asar (3*). Incontro con le guide e presentazione del programma di viaggio. Visita del monastero di Gandan, il principale monastero della Mongolia costruito circa 300 anni fa, ascesa alla collina Zaisan, da dove si gode un bellissimo panorama della città e delle colline circostanti e si trova una enorme statua di Buddha.
3°g. 29/8 Ulaanbaatar - Parco Nazionale di Khustai
Dopo la visita dell’ultima residenza del Bogdo Khan, il signore teocratico della Mongolia, partenza per il Parco Nazionale di Khustai Nuruu, ad ovest della capitale, dove si ha la possibilità di vedere i cavalli selvatici di Przewalski, noti anche Takhi o Pony della Mongolia. Questo animale è il parente più prossimo del cavallo domestico; negli anni ‘60 erano scomparsi ma grazie ad un programma di reinserimento ora è possibile ammirarli. E’ prevista un’escursione nel parco dove, oltre ai cavalli selvatici, sono presenti diverse specie animali come il cervo rosso asiatico, le gazzelle della steppa, i gatti selvatici manul ed altri. Pernottamento in campo gher.
4°g. 30/8 Parco Nazionale di Khustai - Kharkhorin - Shank
Al mattino presto si parte in direzione ovest per Kharkhorin, antica capitale dell’Impero Mongolo di Gengis Khan, dove sono rimaste 2 delle 4 tartarughe di pietra che originariamente segnavano i confini della città. Visita al monastero-museo di Erdene Zuu, costruito sui ruderi di Kharkhorin, ai templi ed al monastero adiacente. Ci si reca poi al monastero di Shank, che dista circa 30 km, dove saremo graditi ospiti. Shank è un piccolo e antico monastero che un tempo custodiva la bandiera di Gengis Khan; si trascorre con i monaci parte della giornata e si pernotta nella nuova foresteria adiacente. La sistemazione sarà un po' spartana, in camerate, ma è anche l’occasione per dare un contributo a questa piccola comunità monastica.
5°g. 31/8 Shank - Khujirt
Dopo la colazione si parte per Khujirt, dove si effettua un’escursione al monastero di Tuvkhun e alle cascate di Khujirt, situate in una zona di grande rilevanza storica; sono state create dalla combinazione di terremoti ed eruzioni vulcaniche e si trovano in una zona incantevole e disabitata. Segue la visita al monastero di Tuvkhun, recentemente ristrutturato: si trova incastonato sulle montagne che chiudono a settentrione la valle dell’Orkhon. Questo monastero era molto amato dal Bogdo Khan Zanabazar, che qui visse e studiò per quasi trent’anni. La visita richiede una salita a piedi di circa un’ora in mezzo alla foresta. Sistemazione in un campo gher nei pressi di Khujirt.
6°g. 1/9 Khujirt – Monastero di Onghiin
Inizia il percorso verso sud che porta al deserto del Gobi, il più grande deserto asiatico. La tappa di oggi porta fino al monastero di Onghiin, recentemente restaurato. Sistemazione in un campo gher poco distante dal monastero.
7°g. 2/9 Monastero di Onghiin – Bayanzag
Proseguendo per il deserto di Gobi si arriva a Bayanzag – che tradotto significa “Vette infuocate”, dove la spedizione americana di Chapman nel 1924 ha fatto le più grandi scoperte paleontologiche trovando un’impressionante quantità di reperti tra cui uova e scheletri interi di dinosauri appartenenti a molte specie sconosciute fino ad allora. In quest’area ci si reca a visitare anche i graffiti rupestri di Khavtsgait. Pernottamento al campo gher di Bayanzag.
8°g. 3/9 Bayanzag – Parco Nazionale di Khongoryn Els
Oggi si giunge al Parco Nazionale di Khongoryn Els, dove si fa un’escursione alle dune di sabbia più alte e spettacolari della Mongolia, alcune delle quali arrivano fino a 800 metri di altezza. Pernottamento in un campo gher.
9°g. 4/9 Khongoryn Els - Dalanzadgad
Proseguimento del viaggio ed ingresso nel Parco Nazionale di Gurvan Saikhan dove si visita Yoliin Am, chiamata erroneamente dalle guide “Valle delle aquile” (…qui le aquile non si sono mai viste…), sempre fresca, con lingue di ghiaccio al suo interno anche durante la prima parte dell’estate, in contrasto con l’arido deserto, e dove con un po’ di fortuna sarà possibile vedere gli stambecchi ed i gipeti. Si arriva poi a Dalanzadgad, capoluogo della regione di Omnogov, dove si visita il mercato locale prima di andare al campo gher.
10°g. 5/9 Dalanzadgad - Tsagaan Suvraga
Il paesaggio di questo tratto è caratterizzato da una profonda fenditura nel terreno da est verso ovest, con la steppa sul fondo della vallata. Qui si ritrovano molti fossili di origine fluviale, poiché questa zona era un tempo ricoperta dalla acque. Arrivando verso Tsagaan Suvraga le formazioni calcaree, alte anche 30 m, con le striature multicolore tendenti al rosso assomigliano ad antiche rovine di una città. Nella zona si trovano anche numerosi dipinti rupestri, petroglifi e antiche iscrizioni. Sistemazione in un campo gher.
11°g. 6/9 Tsagaan Suvraga - Parco Nazionale di Ikh Gazryn Chuluu
Partenza verso nord in direzione della capitale; la meta di oggi è Ikh Gazryn Chuluu, uno dei parchi naturali più belli della Mongolia. Pernottamento in un campo gher.
12°g. 7/9 Ikh Gazryn Chuluu
Visita di Ikh Gazryn Chuluu, dove le rocce alte fino a circa 1700 metri formano una catena lunga una trentina di chilometri e nascondono interessanti grotte che si potranno visitare. Si sale poi sul monte Erlug, dove si sosta per un picnic; nei pressi del monte vi è un antico monumento. Si rientra quindi al campo gher.
13°g. 8/9 Ikh Gazryn Chuluu - Parco Nazionale di Baga Gazryn Chuluu
Partenza per Baga Gazryn Chuluu, una formazione di roccia granitica nel centro delle pianure; arrivo ed escursione nei dintorni. Si prosegue per il lago di Sangiin Dalai, ricco di molte specie di uccelli tra cui aquile, oche, cigni, ecc.; al centro del lago ci sono le rovine di un tempio costruito nel X secolo. Si alloggia in un campo gher situato nei pressi.
14°g. 9/9 Baga Gazryn Chuluu – Ulaanbaatar
Proseguimento del viaggio per Ulaanbaatar, dove si alloggia presso l’hotel Sant Asar. Ad Ulaanbaatar si assiste ad uno spettacolo folcloristico di musica, danza e canto tradizionali, ascoltando le dolci melodie del morin khuur, il leggendario strumento mongolo.
15°g. 10/9 Ulaanbaatar
Visita al Museo di Storia, dove sono illustrati lo sviluppo della storia dell’uomo nelle terre mongole ed i costumi tradizionali delle varie etnie, del Museo-Monastero di Choijin Lama, uno dei pochi monasteri rimasti intatti che conserva le maschere originali utilizzate nelle danze rituali e splendide sculture di Zanabazar. Si avrà del tempo a disposizione per gli acquisti; chi è interessato potrà recarsi al mercato locale di Naraan Tuul.
16°g. Domenica 11 settembre
Per chi è giunto fin qui con Aeroflot, la partenza da Ulaanbataar è alle 7.35 con arrivo a Mosca alle 10.15; partenza per Milano Malpensa alle 12.00 con arrivo alle 13.50 (orari da confermare).
Costo del viaggio € 1860; € 1740 fino 30/6/'11 (volo escluso)
Accompagna il viaggio Alfredo - Minimo 3 e massimo 12 partecipanti
Il prezzo non comprende i voli internazionali; include l’iscrizione, tutti gli altri trasporti necessari, il trattamento di pensione completa escluse le bevande, gli ingressi ai parchi ed ai siti indicati nel programma, l’assicurazione di viaggio e la presenza dell’accompagnatore italiano. La sistemazione nelle gher è prevista per tre o quattro persone. Se si desidera utilizzare una gher solo in due o singola la richiesta va fatta con buon anticipo e non è sempre confermabile. Il costo per l’utilizzo delle gher in due persone è di € 20 al giorno a testa (€ 200 per l’intero viaggio). Per chi vuole la stanza e la gher singole, il costo è di € 360 per l’intero viaggio (€ 60 per gli hotel e € 30 al giorno per la gher). L’invio di documenti tramite corriere costa € 25. Per la Mongolia serve un visto; Amitaba può occuparsi della richiesta, che necessita circa due settimane. E’ necessario farci pervenire due copie degli appositi moduli compilati unitamente al passaporto e tre foto; il costo è di € 55 per il visto, più le spese dei corrieri richiesti per trasmettere i documenti. Nell'eventualità di annullamento di voli o ritardi da parte delle compagnie aeree le spese per vitto e pernottamento non previste dal programma sono a carico dei partecipanti. Il prezzo del viaggio è formulato con riferimento al cambio euro - dollaro del 16/12/10: € 1 = $ 1,32.
L’iscrizione e la partecipazione al viaggio è regolata dalle Condizioni di Partecipazione; la quota include una “Polizza di assistenza sanitaria, rimborso spese mediche e danni al bagaglio” fornita da Europ Assistance e una “Polizza viaggi rischio zero” fornita da Navale Assicurazioni. Le normative (Condizioni di Partecipazione e Assicurazioni), i massimali assicurati e le possibili integrazioni sono riportati nel sito di Amitaba e disponibili presso la nostra sede.
Amitaba S.r.l. è un operatore turistico legalmente costituito con sede in piazzale Aquileia 8 a Milano, iscritto al Registro Imprese della Camera di Commercio di Milano col numero 185906/2000, REA numero 1623197, partita IVA 13152290154. E’ autorizzato a svolgere la propria attività con licenza rilasciata con il decreto della Provincia di Milano numero 67762/00 del 30/10/2000. Amitaba S.r.l. ha stipulato ai sensi dell’art. 99 del Codice del Consumo (D.Lgs. n. 206/2005) una polizza per la Responsabilità Civile Professionale con la Navale Assicurazioni S.p.A. n. 100073953 per un massimale di € 2.065.000,00.
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