Zud è un termine mongolo che identifica un inverno particolarmente nevoso, durante il quale il bestiame non può procurarsi il foraggio sepolto sotto uno spesso strato di neve ghiacciata.
Quando, come nel passato inverno, le forti nevicate invernali hanno fatto seguito ad una estate arida, durante la quale lo stato d'erba non si è particolarmente sviluppato, il disastro per gli allevamenti è di proporzioni catastrofiche.
Ogni inverno lo zud causa la morte, per freddo o per fame, di qualche centinaio di migliaia di animali, ma questo è considerato, in Mongolia, un evento normale e previsto, ma, alle volte, la situazione è talmente grave da provocare la morte di milioni di animali.
L'inverno più disastroso che si ricordi fu quello del 1944, quando perirono almeno 7 milioni di capi di bestiame, ma probabilmente quest'ultimo inverno segnerà un record ancora più negativo.
Al momento nel quale scriviamo, il 02 maggio 2010 si calcola che siano già morti più di 6.800.000 animali in tutto il Paese, ma nonostante si cominci già a presentare la primavera e il ghiaccio si stia sciogliendo, la moria non cesserà. Milioni di animali, anche se sopravvissuti per ora, sono deboli e denutriti ed ancora l'erba non è ricresciuta nella steppa, e pertanto la lista degli animali morti tenderà ad aumentare vertiginosamente.
Lo zud ha colpito l'80,9% di tutto il territorio nazionale e il 57,3% delle famiglie di allevatori ha subito danni, di queste si calcola che almeno 9000 siano rimaste senza alcun animale, ma seppur con diversa entità sono decine di migliaia le famiglie ridotte sul lastrico. Molte di loro hanno abbandonato la campagna e si stanno ammassando alla periferia della capitale, portando seco la loro disperazione, la fame, la paura per l'avvenire!
Gli aiuti messi a disposizione dal governo non sono in grado di assicurare neppure la sopravvivenza a coloro che hanno perso tutto e gli aiuti internazionali tardano a giungere. Con il disgelo, un nuovo terribile pericolo è alle porte: epidemie provocate dalla putrefazione degli animali, che gli allevatori, stremati dalla fame e dalle privazioni non sono in grado di cremare con la necessaria celerità.
Soyombo si è attivata, nei limiti delle sue possibilità, per cercare di alleviare gli stenti di una piccola parte della popolazione. Alfredo Savino, che ha contribuito anche con una donazione individuale, ha utilizzato i fondi che gli abbiamo inviato e, con la collaborazione dei monaci ed il personale laico dell'ASRAL, si è recato personalmente a distribuire sacchi da 25 kg. di farina alle famiglie più bisognose dell'area di Kujirt.
Seguono alcune foto realizzate durante la distribuzione degli aiuti che danno un idea della tragedia.